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Il System Architect è il punto di unione tra IT, processi aziendali, e esigenze del cliente

lug
2010
6

Le amicizie sono come il giardino di casa…ti riproponi di curarle sempre al meglio,
ma poi finisci sempre per rimandare alla settimana prossima. – Nicola -

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giu
2010
7

Lo scorso Natale ho ricevuto, dal mio Babbo Natale (Greta), un regalo un pochino diverso rispetto al “solito”; Conoscendo la mia passione per le due ruote, ha pensato bene di regalarmi il biglietto per l’accesso alla Hospitality Mugello Lounge, situata al primo piano della palazzina principale dell’autodromo. Esperienza entusiasmante, che ha scatenato ricordi sepolti ed impolverati; escludendo, infatti, una gara a Monza (categoria Superbike) di tre anni fa il cui il ricordo più marcato è il mal di testa che quel giorno avevo, mancavo dai circuiti dagli anni 80 (per la precisione il 1983, anno in cui mio zio partecipò, per l’ultima volta prima di ritirarsi, al gram premio di Monza valido per il titolo mondiale 125 cc. in sella ad una MBA). Dalla sinistra della balconata potevo vedere bene la curva del “Bucine” che immetteva sul lungo rettilineo sul quale si percepiva l’enfasi della battaglia; La giusta combinazione per una domenica “rilassante” a base di pura adrenalina…e poi c’è chi dice che Babbo Natale non esista;

Grazie Babbo Natale …

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giu
2010
4

Qualche giorno fa, ho invitato Nicolino e Roby a fare da “cavie” in un mio esperimento culinario; Paccheri con melanzane, cozze e vongole.
Ecco la ricetta.

Ingredienti per 4 persone:

400 gr. di paccheri.
500 gr. di vongole (peso decorticato).
500 gr di cozze (peso decorticato).
2 melanzane lunghe.
6 spicchi d’aglio.
olio e sale qb.

Tempo di preparazione: 20/25 minuti

Far aprire le cozze in una padella con olio e tre spicchi di aglio schiacciato, in un’ altra padella far aprire le vongole con tre spicchi d’aglio e olio.
Decorticare i frutti di mare, rimetterli in padella e far ritirare un pochino i liquidi di cottura (non troppo). Nel frattempo, mettere a riscaldare l’acqua per la pasta e fate scottare, nell’olio bollente, le melanzane tagliate a striscioline sottili.
Unire in una padella grande, a fuoco vivo, i liquidi ristretti, le cozze, le vongole, le melanzane e la pasta al dente.
Mestare velocemente, aggiungere un filo di olio extravergine e servire.

Semplice, veloce e gustosa.

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apr
2010
4

In questi giorni, avendo un pochino di tempo a disposizione mi sono deciso a dedicarne una parte al blog che da un po’ di tempo giaceva abbandonato.
Mentre davo un’occhiata alle statistiche generate da “Statpress” ho notato che i dati venivano estratti con estrema lentezza e nonostante il server sul quale risiede attualmente Mysql non sia un fulmine (devo decidermi a mettere in produzione la nuova VM) non era sicuramente una situazione “accettabile”.
Fatta una piccola analisi alla tabella di Statpress (wp_statpress) ho notato un indice solo sul campo “id” che da un’occhiata veloce al codice del plugin sembra anche essere inutile, anzi un indice sul campo “date” e sul campo “time”, seppur contenente valori non univoci, avrebbe giovato.
Ho provveduto quindi alla creazione degli indici.

Per il campo “date”:

mysql>ALTER TABLE wp_statpress ADD INDEX wp_statpress_date_idx (date(8));

Per il campo “time”:

mysql>ALTER TABLE wp_statpress ADD INDEX wp_statpress_time_idx (time(8));

Per verificare:

mysql>desc wp_statpress;

Risultato: Un quarto, circa, del tempo precedente per estrarre le statistiche.

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mar
2010
29

Come trarre vantaggio dalla virtualizzazione annidata?
Probabilmente molti di voi si chiederanno che senso può avere creare più strati di virtualizzazione, la risposta è semplice: NON HA NESSUN SENSO…o quasi!.
Se osserviamo la cosa dal punto di vista “utilizzo delle risorse” non ha appunto nessun senso, se non quello di complicarsi la vita, ma se la osserviamo dal punto di vista “analisi e troubleshooting” probabilmente potrebbe averne.
Avere la responsabilità della gestione del server ESX comporta anche avere la responsabilità delle macchine virtuali ivi ospitate, occorre quindi prestare molta cura alla salute dell’host ESX.
Il rinnovo tecnologico, l’evoluzione della tecnologia della virtualizzazione stessa, generano inevitabilmente delle complicazioni che spesso si traducono nella necessità di installare upgrade oppure fix dell’hipervisor, che al loro volta introducono ulteriori complicazioni, infatti non sempre le procedure di fix o di upgrade di un sistema sono indolori.
Da tutto ciò, nasce la necessità di compiere analisi e verifiche in tal senso.
Ecco come installare un Virtual ESX (vESX):

Create una VM “custom”
Operative System: Linux Red Hat Enterprise 5 (64 bit)
Virtual Processors: 1 (o anche più, avendo cura di impostare l’affinity di ciascun Virtual Processor su altrettanti Phisical Processor)
Memory Size: 2048 MB
Network Adapter: 2 (E1000)
SCSI controller type: LSI Logic parallel
Disk Size: Quanto basta
Montate la iso di VMWare ESX 4 e procedete con l’installazione come fareste per qualsiasi altra VM.

vESX

Terminata l’installazione, per accedere al vESX, dovete apportare qualche modifica alla configurazione del “vero” hypervisor, in particolare è necessario impostare la scheda di rete al quale è “bindato” il virtal switch che ospita linterfaccia di rete oppure la VLAN del vESX in modalita “promisqua” (promiscuous mode) affinche possa ricevere tutto il traffico di rete e propagarlo a sua volta al virtual switch del vESX stesso.

vswitch

Attraverso il client vSphere, potrete adesso accedere al vESX e configurarlo per eseguire tutte le prove desiderate.

Nel prossimo articolo spiegherò come creare Virtual Machines all’interno del vESX appena installato.

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mar
2010
5

Dovendo installare due firewall (Checkpoint) su hardware Sun, ho dovuto “rispolverare” le mie ormai sepolte conoscenze del sistema operativo Unix proprietario di casa Sun Microsystem (di recente acquisizione Oracle).
Devo dire, una volta terminato, che l’operazione non è poi stata così ardua, anzi il risultato ottenuto si presenta pulito e ordinato.
I server utilizzati sono due Netra T1 105 con processory UltraSPARC-II 440MHz (hardware di del 2002 o giù di lì) 512 MB di RAM 2 dischi da 18 GB, 2 schede di rete onboard, una scheda di rete “qfe” (Quad Fast Ethernet) e ovviamente NESSUN lettore cdrom.
Per coloro non avvezzi a questo tipo di hardware, è bene specificare che la famiglia Netra in genere viene fornita SENZA cdrom e non ha (nel senso che NON ESISTE) scheda grafica; l’output video viene inviato alle (2) “LOM” (Lights Out Manager) in pratica, delle porte seriali.
Per l’installazione, non potendo utilizzare la rete vicino ai server per il “Jumpstart” (installazione da rete), ho optato per un lettore CDROM collegato alla posta scsi esterna e una volta installato il sistema operativo minimale (poichè si tratta di firewall) avendo necessità di accedere ai packages necessari ad installare il resto dei servizi “essenziali”, ho realizzato tre immagini ISO dei cdrom (2 per l’OS + 1 per la patch “recommended”), che ho poi trasferto sui dischi interni servendomi del servizio FTP.
Avendo quindi necessità di “saltare” da un disco all’altro, alla ricerca di quanto necessario, per “montare” e “smontare” le ISO velocemente, senza dovermi preoccupare di quale immagine fosse in uso al momento, ho realizzato questo script, che permette di montare l’immagine al “volo” senza dovermi preoccupare di verificare se e quale delle tre fosse in uso.
Lo script è “essenziale”, ovviamente è possibile migliorarlo introducendo qualche controllo di errore, ma sicuramente svolge bene il proprio compito anche così.

La shell utilizzata è la Bash, su Solaris 8 non si tratta di un package installato di default, va quindi installata manualmente dal cdrom #2.

#!/usr/bin/bash

MPOINT=/mnt/iso
LOOPDEV=""
ISOFILE=$2

showhelp() {

   echo "Usage:
                $0 { isomount isofile }
                $0 { isoumount }
                $0 { status }"
   echo

   exit 1

  }

checkavail() {

        AVAIL=`df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT"`
  }

isoumount() {

        checkavail
        if [ -n "$AVAIL" ]
        then
                LOOPDEV=`df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT" | awk
 '{ print $1 }'`
                umount $MPOINT
                lofiadm -d $LOOPDEV
        fi

  }

isomount() {

        if [ ! -d $MPOINT ]
        then
                mkdir -p $MPOINT
        fi

        x=1

        while [ $x -eq 1 ]
        do
                checkavail

                if [ -z "$AVAIL" ]
                then
                        LOOPDEV=`lofiadm -a $ISOFILE`
                        mount -F hsfs -o ro $LOOPDEV $MPOINT
                        echo `df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT"`
        else
                        isoumount
                        x=$(( $x + 1 ))
                fi
                x=$(( $x - 1 ))
        done

  }

status() {

        STATUS=`df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT"`
        if [ -n "$STATUS" ]
        then
                echo "$STATUS"
        else
                echo "Nothing Mounted on $MPOINT"
        fi

  }

if [[ "$1" == "isomount" && -z "$2" ]]
then
        showhelp
fi

case "$1" in
  isomount)
    isomount
    ;;

  isoumount)
    isoumount
    ;;

  status)
    status
    ;;

  *)
    showhelp
esac

exit $?
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dic
2009
4

Ebbene si’, anche io, mio malgrado, sono passato a Windows 7.
Purtroppo era diventato impossibile lavorare con Windows Vista e Windows XP a 64 bit non e’ il massimo.
Appena terminata l’installazione ho cominciato a “destreggiarmi” tra i vari menu, installando per primi i programmi “utili” e proprio terminata l’installazione di “VMware vSphere Client”, provando ad accedere al Virtual Center, mi e’ comparso il seguente errore:

vSphere-Err1

e successivamente:

vSphere-Err2

Ovviamente, conscio che qualcosa non avrebbe funzionato con la nuova versione di Windows, mi sono messo alla ricerca di una possibile soluzione.
Il sito VMware propone l’aggiornamento a vSphere 4 Update 1 per supportare Windows 7 e Windows 2008 R2, ma in attesa di procedere con l’aggiornamento, prendendo vari spunti qua’ e la’ ecco il “Workaround”.

Fase 1

  • Procuratevi il file “System.dll” da un sistema operativo diverso da Windows 7 sul quale e’ installato il framework 3.5 (il file lo trovate in %SystemRoot%\Microsoft.NET\Framework\v2.0.50727\), considerando, qualora utilizziate un sistema a 64 bit, di prelevare la versione del file a 32 bit (il client vSphere e’ comunque a 32 bit)

Fase 2

  • Copiate il file in una directory creata ad hoc (es. lib) in %ProgramFiles%\VMware\Infrastructure\Virtual Infrastructure Client\Launcher

Fase 3

  • Editate il file VpxClient.exe.config inserendo il blocco

    <runtime>
    <developmentMode developerInstallation="true"/>
    </runtime>

    appena prima del tag “</configuration>”

notepad.jpg

Fase 4

  • Lanciate SystemPropertiesAdvanced.exe, premete il pulsante ‘Variabili d’ambiente‘ e create la variabile di sistema “DEVPATH” con riferimento alla directory contenente il file “System.dll” (Fase 2).

Dopo aver riavviato l’istanza di Explorer.exe oppure il computer, per rendere la variabile visibile al sistema, dovreste poter accedere al Virtual Center.

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ott
2009
22

A volte mi diverto ad ascoltare mio fratello Simone raccontare le “avventure” del suo lavoro (mio fratello fa l’elettricista). Un vero e proprio “Indiana Jones”, con la forbice al posto della frusta.
Si arrampinca su tetti, si infila in tubi o canali di scolo, si tuffa in tombini dall’odore nauseabondo alla ricerca di quel cavo segnato sui progetti o cercandone un passaggio laddove sul progetto non sia stato previsto. Si ritrova spesso in cantine buie e polverose, oppure appeso al cestello di qualche piattaforma aerea, a quindici metri di altezza, che puntualmente non arriva dove dovrebbe per un metro o anche meno, oppure su e giù tra il dodicesimo piano e il furgone degli attrezzi non potendo usare l’ascensore (che ovviamente e’ senza corrente), oppure aggrappato a qualche parete per appendere l’insegna della sfilata di moda che si svolgerà l’indomani, per poi una volta terminato il lavoro sentirsi dire dallo stilista “cosi’ non va, meglio cambiare il colore” … AAAAAARRRRG
… allora d’accapo, tutto da smontare per cambiare i colori e rimontare durante la notte, terminando i lavori 30 minuti prima della sfilata.
Che avventura fare l’elettricista…

Simone01
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ago
2009
14

Se avete in programma un soggiorno a Manhattan, non fatevi mancare una cena ad un tipico chiosco newyorkese. In particolare al chiosco posto all’angolo tra la 6th (Avenue of the Americas) e la 53th.
Il piatto che viene servito e’ a base di “Gyro” (piatto greco di carne di agnello simile al kebap arabo) e pollo con riso, lattuga e pita greca, che certamente viene proposto anche da altri chioschi lungo le vie di Manhattan, ma la particolarita’ di questo e’ dovuta al fatto che e’ cucinato al momento con carni macellate secondo la tradizione Ebraica (Halal) e servito con due salse dagli ingredienti “segreti” che ne conferiscono un gusto particolarmente delicato l’una e decisamente piccante l’altra. Proprio queste sono le caratteristiche che rendono la pietanza speciale, per centinaia di persone, che ogni sera, in un lungo serpentone, costringono gli “Halal Guys” ad un ritmo febbrile, attirando l’attenzione dei passanti, che incuriositi dal movimento non esitano a scattare fotografie.

Ecco le combinazioni servite (dalle 19:00 fino alle 5:00):

  • Chicken (carne di pollo, riso, lattuga, pezzi di pita)
  • Combo (carne di pollo, carne di agnello, riso, lattuga, pezzi di pita)
  • Wrap Chicken (carne di pollo, lattuga il tutto avvolto nella pita)
  • Wrap Combo (carne di pollo, carne di agnello, lattuga il tutto avvolto nella pita)
  • Inoltre, per chi le desiderasse:

  • salsa bianca (ingredienti segreti, simile ad una maionese, ma piu’ liquida e delicata)
  • salsa rossa (ingredienti segreti, simile all’harissa, ma molto piu’ piccante)
  • Costo di ciascuna combinazione:

  • 6 dollari
  • Viene servito in contenitori di stagnola (quelli utilizzati per conservare i cibi in frigorifero) chiusi, con le salse in contenitori monodose, tovaglioli e posate, nel tipico sacchetto giallo, potete quindi scegliere di consumarlo li’ vicino, seduti sul bordo della fontana, sulle panchine, seduti a terra sotto il portico, in piedi, o dove piu’ vi aggrada, ma sicuramente una volta provato tornerete a riprovarlo.

    NOTA: Appena possibile, provvedero’ a pubblicare le foto.

    nycgyro nycgyro nycgyro nycgyro
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    ago
    2009
    10

    Direttamente da Sturgis, durante l’esperienza di “raider” alle prese per la prima volta con una Harley Davidson, alcune regole che ho “portato” a casa.

    Le ho imparate proprio in questo ordine.

    Regola N 1:
    Per mettere in moto un’ Harley non servono le chiavi, le usi solo per bloccare o sbloccare l’interruttore dell’accensione e per il bloccasterzo, il resto del tempo le tieni in tasca.
    (dal primo minuto al quinto circa).

    Regola N 2:
    In Harley non si piega, le pedane sono molto basse.
    (al settimo minuto, raschiando la pedana sinistra uscendo dal parcheggio del service).

    Regola N 3:
    In Harley, quando si fa il pieno di benzina, la si deve lasciare sul cavalletto laterale (inclinata), ce ne sta di piu’ (di benzina).
    (secondo pieno di benzina, il primo l’avevo fatto 72 miglia prima tenendo la moto in piano).

    Regola N 4:
    In Harley si usano sempre gli occhiali nonostante ci sia il parabrezza che pare essere studiato per veicolare qualsiasi “coso” volante negli occhi di chi guida.
    (al rientro in albergo la prima sera).

    Regola N 5:
    In Harley le marce non si “tirano”, avendo una coppia molto bassa, si ha un buon “tiro” anche sulle marce alte.
    (seconda mattina, chiedendomi cosa servissero le altre 3 marce).

    Regola N 6:
    In Harley non si guida “ingrugnati” come su una Ducati, si sta seduti in poltrona con le braccia distese.
    (seconda mattina, dopo aver messo la sesta).

    Regola N 7:
    In Harley, si guida rilassati (vedi Regola N 6) con le gambe leggermente divaricate per evitare che i jeans (con te dentro) raggiungano i 400 gradi centigradi.
    (seconda mattina dopo aver percorso la Main Street di Deadwood a passo d’uomo).

    Regola N 8:
    In Harley, quando si scende, bisogna evitare di toccare i tubi delle marmitte con la caviglia (scottano dannatamente).
    (terzo rifornimento di carburante, scendendo dal lato destro).

    Regola N 9:
    In Harley, quando passi il “catenaccio” tra la ruota dietro e il telaio, bisogna evitare di toccare i tubi delle marmitte con le mani (vedi Regola precedente)
    (al rientro in albergo la seconda sera).

    Regola N 10:
    Quando riconsegni l’Harley, ricordati di riconsegnare anche le chiavi che hai in tasca (vedi punto 1), altrimenti ti tocca tornare al service il giorno dopo.
    (Il giorno dopo averla riconsegnata).

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