lunedì, 29 marzo 2010 at 3:11 - Pubblicato da:
Nicola in
Informatica,
Virtualizzazione
Come trarre vantaggio dalla virtualizzazione annidata?
Probabilmente molti di voi si chiederanno che senso può avere creare più strati di virtualizzazione, la risposta è semplice: NON HA NESSUN SENSO…o quasi!.
Se osserviamo la cosa dal punto di vista “utilizzo delle risorse” non ha appunto nessun senso, se non quello di complicarsi la vita, ma se la osserviamo dal punto di vista “analisi e troubleshooting” probabilmente potrebbe averne.
Avere la responsabilità della gestione del server ESX comporta anche avere la responsabilità delle macchine virtuali ivi ospitate, occorre quindi prestare molta cura alla salute dell’host ESX.
Il rinnovo tecnologico, l’evoluzione della tecnologia della virtualizzazione stessa, generano inevitabilmente delle complicazioni che spesso si traducono nella necessità di installare upgrade oppure fix dell’hipervisor, che al loro volta introducono ulteriori complicazioni, infatti non sempre le procedure di fix o di upgrade di un sistema sono indolori.
Da tutto ciò, nasce la necessità di compiere analisi e verifiche in tal senso.
Ecco come installare un Virtual ESX (vESX):
Create una VM “custom”
Operative System: Linux Red Hat Enterprise 5 (64 bit)
Virtual Processors: 1 (o anche più, avendo cura di impostare l’affinity di ciascun Virtual Processor su altrettanti Phisical Processor)
Memory Size: 2048 MB
Network Adapter: 2 (E1000)
SCSI controller type: LSI Logic parallel
Disk Size: Quanto basta
Montate la iso di VMWare ESX 4 e procedete con l’installazione come fareste per qualsiasi altra VM.
Terminata l’installazione, per accedere al vESX, dovete apportare qualche modifica alla configurazione del “vero” hypervisor, in particolare è necessario impostare la scheda di rete al quale è “bindato” il virtal switch che ospita linterfaccia di rete oppure la VLAN del vESX in modalita “promisqua” (promiscuous mode) affinche possa ricevere tutto il traffico di rete e propagarlo a sua volta al virtual switch del vESX stesso.
Attraverso il client vSphere, potrete adesso accedere al vESX e configurarlo per eseguire tutte le prove desiderate.
Nel prossimo articolo spiegherò come creare Virtual Machines all’interno del vESX appena installato.
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VMWare
venerdì, 5 marzo 2010 at 4:57 - Pubblicato da:
Nicola in
Informatica,
Scripting
Dovendo installare due firewall (Checkpoint) su hardware Sun, ho dovuto “rispolverare” le mie ormai sepolte conoscenze del sistema operativo Unix proprietario di casa Sun Microsystem (di recente acquisizione Oracle).
Devo dire, una volta terminato, che l’operazione non è poi stata così ardua, anzi il risultato ottenuto si presenta pulito e ordinato.
I server utilizzati sono due Netra T1 105 con processory UltraSPARC-II 440MHz (hardware di del 2002 o giù di lì) 512 MB di RAM 2 dischi da 18 GB, 2 schede di rete onboard, una scheda di rete “qfe” (Quad Fast Ethernet) e ovviamente NESSUN lettore cdrom.
Per coloro non avvezzi a questo tipo di hardware, è bene specificare che la famiglia Netra in genere viene fornita SENZA cdrom e non ha (nel senso che NON ESISTE) scheda grafica; l’output video viene inviato alle (2) “LOM” (Lights Out Manager) in pratica, delle porte seriali.
Per l’installazione, non potendo utilizzare la rete vicino ai server per il “Jumpstart” (installazione da rete), ho optato per un lettore CDROM collegato alla posta scsi esterna e una volta installato il sistema operativo minimale (poichè si tratta di firewall) avendo necessità di accedere ai packages necessari ad installare il resto dei servizi “essenziali”, ho realizzato tre immagini ISO dei cdrom (2 per l’OS + 1 per la patch “recommended”), che ho poi trasferto sui dischi interni servendomi del servizio FTP.
Avendo quindi necessità di “saltare” da un disco all’altro, alla ricerca di quanto necessario, per “montare” e “smontare” le ISO velocemente, senza dovermi preoccupare di quale immagine fosse in uso al momento, ho realizzato questo script, che permette di montare l’immagine al “volo” senza dovermi preoccupare di verificare se e quale delle tre fosse in uso.
Lo script è “essenziale”, ovviamente è possibile migliorarlo introducendo qualche controllo di errore, ma sicuramente svolge bene il proprio compito anche così.
La shell utilizzata è la Bash, su Solaris 8 non si tratta di un package installato di default, va quindi installata manualmente dal cdrom #2.
#!/usr/bin/bash
MPOINT=/mnt/iso
LOOPDEV=""
ISOFILE=$2
showhelp() {
echo "Usage:
$0 { isomount isofile }
$0 { isoumount }
$0 { status }"
echo
exit 1
}
checkavail() {
AVAIL=`df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT"`
}
isoumount() {
checkavail
if [ -n "$AVAIL" ]
then
LOOPDEV=`df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT" | awk
'{ print $1 }'`
umount $MPOINT
lofiadm -d $LOOPDEV
fi
}
isomount() {
if [ ! -d $MPOINT ]
then
mkdir -p $MPOINT
fi
x=1
while [ $x -eq 1 ]
do
checkavail
if [ -z "$AVAIL" ]
then
LOOPDEV=`lofiadm -a $ISOFILE`
mount -F hsfs -o ro $LOOPDEV $MPOINT
echo `df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT"`
else
isoumount
x=$(( $x + 1 ))
fi
x=$(( $x - 1 ))
done
}
status() {
STATUS=`df -k "$MPOINT" |grep "$MPOINT"`
if [ -n "$STATUS" ]
then
echo "$STATUS"
else
echo "Nothing Mounted on $MPOINT"
fi
}
if [[ "$1" == "isomount" && -z "$2" ]]
then
showhelp
fi
case "$1" in
isomount)
isomount
;;
isoumount)
isoumount
;;
status)
status
;;
*)
showhelp
esac
exit $?
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