Spesso ho notato un po’ di confusione in merito ai file formattati secondo lo standard ISO9660 o diversi (es UDF basato su ISO/IEC 1334).
Ricordo che qualcuno, in passato, mi ha detto che alcuni file ISO sono “standard” mentre altri no.
Partendo dal presupposto che ISO (International Standards Organization) definisce “standards”, un file ISO non può che essere “standard”.
Quello che a volte trae in inganno è l’estensione del file che di per se non vuol dire nulla, ma che spesso è usata erroneamente come dictat per definire la codifica di un file binario (in questo caso .iso .nrg .cue .img o altro).
Quasi tutti i files per i formati CD/DVD utilizzati per dati e applicazioni “multimediali” sono basati sul file system standard ISO9660, talvolta, però, i produttori di software per masterizzazione introducono alcune varianti nei files atte contenere un quantitativo maggiore di dati con lo scopo di rendere l’applicazione stessa più attraente.
In questi casi il file non è conforme allo standard ISO9660, ma durante le operazioni di scrittura del supporto (CD/DVD) tutte le parti aggiunte nel file, dal produttore del software, vengono eliminate producendo (ove previsto) un file system che rispetta la norma.
Per spiegare dove nasce questo standard e come è definito, occorre fare un salto nel passato partendo da quando è stato concepito il Compact Disk.
Il Compact Disk Digital Audio (CD-DA), per semplicità CD, creato da Philips e Sony nel primi anni ’80 è diventato lo “standard di facto”.
Questo standard è stato introdotto dal “Red Book” che definisce la divisione del cd in una o più tracce (max 99) in cui ogni traccia è suddivisa a sua volta in settori contenenti 2352 bytes.
Per ogni 2352 bytes, Red Book, definisce altri 2 layer di Error Detection Code e Error Correction Code (EDC/ECC) in modo che, qualora il disco presenti rigature o sporcizia, il lettore sia in grado di ricostruire i dati mancanti (musica).
Ad ogni settore vengono inoltre assegnati ulteriori 98 bytes di controllo, contenenti il tempo trascorso (che il lettore visualizza sul display) e la lunghezza di ciascuna canzone.
Nel 1984 sempre Philips e Sony introducono lo “Yellow Book“, che definisce gli standard del Compact Disc Read Only Memory, (CD ROM) il quale comprende quanto definito nel “Red Book” più altri due tipi di traccie.
Il CD ROM Mode 1 utilizzato tipicamente per i dati (computer) composto da settori di 2352 byte suddivisi in:
· 12 bytes per la sincronizzazione
· 4 bytes di header
· 2048 bytes a disposizione dell’utente
· 288 bytes di rilevamento e correzione d’errore (EDC/ECC).
Il CD ROM Mode 2 utilizzato tipicamente per i dati compressi, (Immagini/Video) chiamato XA (extended Architecture) composto da settori di 2352 byte suddivisi in:.
· 12 bytes per la sincronizzazione
· 4 bytes di header
· 2336 bytes a disposizione dell’utente
· nessun rilevamento o correzione d’errore (EDC/ECC).
Il vantaggio del CD ROM Mode 2 è rappresentato dal fatto che fornisce il 14% di spazio in più a discapito però del rilevamento e della correzione di errore.
Nel 1988 le regole introdotte dallo Yellow Book sono state adottate dalla ISO dando vita allo standard ISO9660 per la definizione della scrittura e dei supporti CD-ROM e file per lo scambio di informazioni.
N.B.
Per assunto un file formattato ISO9660 Mode 1 o 2 non può essere più grande di 2^32-1 byte (4GB), ma dato che alcuni systemi operativi non sono in grado di gestire questo valore correttamente, (alcuni OS gestiscono il solo tipo intero a 32 bit con segno aritmentico [+/- 2147483648]) è preferibile una dimensione massima di 2GB.
Nella prossima parte dell’articolo verranno illustrati altri tipi di files/supporti basati su standard ISO9660
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